Una città semi-deserta, come non si vedeva da tempo, neanche a Ferragosto nel pieno della calura estiva. Pochi individui si aggirano a passo svelto per raggiungere la farmacia o il supermercato. Il silenzio rimbomba su Piazza dei Martiri, mentre il vento trasporta in lontananza la parziale conversazione telefonica tra una signora ed il suo interlocutore. Un silenzio surreale. Sintomo di una città ferma, immobile, in attesa. Questo è quello che percepisco dal mio balcone, unica valvola di sfogo che mi permette di monitorare quel poco che accade nel cuore borghese di Napoli.

A pochi km di distanza, nel pieno del centro storico, mi riferiscono di una situazione un po’ diversa. Sono in pochi per strada ma qualcuno si vede, l’atmosfera è più vivace. La frenesia sui balconi è sensibile. C’è chi si affaccia per fumare, chi per parlare con il vicino di casa. Chi semplicemente aspetta che il tempo passi così, guardando la strada. Qualcuno esce dal proprio basso e resta a respirare all’aria aperta. Ogni tanto un motorino sfreccia tra i vicoli.

I quartieri reagiscono diversamente anche quando il popolo dei social media richiama tutti all’ordine lanciando l’idea di un flash mob collettivo. Ed ecco che, come da programma, che siano le 12.00 o le 18.00, al centro storico e in quartieri più densamente abitati scatta l’ora X. Musica, canti, applausi. Si esce fuori al balcone per condividere la frustrazione dello stare in casa, per riappropriarsi di un momento di socialità di cui, al momento, siamo privati. Ma non accade dovunque, anche io rispondo al richiamo dei social e mi affaccio negli orari prestabili. Ma nulla accade, qui le persone non si affacciano neanche per vedere cosa accade nei paraggi. Rispetto alla visuale di cui dispongo posso dire di essere la sola affetta da questo particolare voyerismo.

Sono quindi due le riflessioni in questi tempi di Covid-19. La prima è relativa agli spazi, la seconda al senso di comunità e appartenenza.

Per quanto riguarda lo spazio. In alcuni punti della città è come se le persone non abbiano tanto bisogno di socializzare, di condividere. Forse, stanno bene nei loro spaziosi appartamenti, accerchiati da tutti i confort, magari con terrazzi o spazi esterni. Immagino che la situazione sia invece diversa nelle zone in cui lo spazio abitativo è più angusto, dove magari ci abita una intera famiglia, con esigenze diverse, e in cui le ore di luce sono poche. E’ per questo forse che in alcune zone ancora qualcuno si aggira. Non è necessariamente menefreghismo o incuria, a volte è necessità. Quindi, per quanto sia contrario alle norme, bisognerebbe stare attenti alle rappresentazioni mediatiche. Non sono tutti criminali, o meglio, molti lo sono, ma altri starebbero a casa ben volentieri se disponessero di adeguati spazi abitativi.

La seconda riflessione è sul senso di comunità. Perché se è vero che spazi piccoli inducono a ricercare l’esterno, è anche vero che in alcuni quartieri è rimasto un senso di appartenenza e di comunità che in altri è scomparso. E’ anche questo che li muove a condividere, ad uscire alle finestre e ad applaudire. Un senso di vicinanza che emerge per far fronte al momento di difficoltà.

E non è così solo a Napoli, a Roma, a Torino accade la stessa cosa. Lo dimostrano le vie del centro, punti nevralgici del commercio, i cui balconi sono totalmente deserti mentre in alcuni quartieri più periferici, ma anche semplicemente più gentrificati, le facciate sono più frenetiche e vitali.

Piazza del Popolo, Roma. Photo credit: Filippo Celata

Questo per dire che la rappresentazione trasposta su alcuni giornali online o passata sui social di un’Italia che canta unita affacciandosi alle finestre per rimanere unita è assolutamente parziale. La verità è che siamo molto più frammentati di quanto pensiamo, come è frammentato il nostro senso di comunità. E’ molto più probabile che il centro storico di Napoli abbia delle cose in comune con il quartiere Appio Claudio di Roma (dove per inciso un signore ha installato le casse sul terrazzo e fa il dj set tutti i pomeriggi per il quartiere) piuttosto che con i quartieri borghesi con cui confina.

Detto questo, torno a monitorare la situazione. Vuoi mai vedere che un vicino decida di affacciarsi e abbia bisogno di un saluto dalla sua dirimpettaia!