Dopo la formalizzazione dell’accordo sulla Brexit, a partire dal 1 gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte dell’Unione doganale dell’UE. Le conseguenze pratiche della Brexit non stanno tardando a manifestarsi. Ci sono almeno quattro notizie cui la stampa ha prestato una certa attenzione negli ultimi trenta giorni e che rimandano agli effetti dell’uscita della UK dall’Unione europea, che possono essere sintetizzate così:

Le tensioni in Irlanda del Nord: all’inizio del mese di aprile si sono verificati diversi scontri di piazza a Belfast tra le fazioni dei cattolici indipendentisti e protestanti unionisti, che hanno portato a ferimenti e arresti. Sebbene le cause del riaccendersi delle tensioni siano molteplici, molti osservatori richiamano gli effetti della Brexit. Si è trattato lungamente della questione del confine tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord nel divorzio tra UE e Gran Bretagna. Per evitare il riaccendersi delle tensioni, si è di fatto deciso di non reinserire controlli di confine tra le due parti dell’isola irlandese; i controlli si sono così spostati all’interno della Gran Bretagna, nel traffico (marittimo) tra madrepatria e Irlanda del Nord. Anche questa soluzione ha dato vita a malumori e tensioni tra gli unionisti, come testimoniato dagli eventi delle ultime settimane.

La guerra del pesce con la Francia: all’inizio del mese di maggio si è registrata una grande tensione tra Londra e Parigi sulla questione dell’accesso dei pescatori francesi alle acque britanniche nel Canale della Manica, attorno all’isola di Jersey. A fronte di un blocco dei pescherecci francesi, la marina britannica ha schierato due navi militari. Negli ultimi giorni i pescherecci si sono ritirati, e la tensione sembrerebbe essere calata.

Gli europei (e italiani) bloccati alla frontiera: a inizio maggio è rimbalzata la notizia di circa trenta cittadini europei (inclusi italiani) bloccati alla frontiera per aver tentato di entrare in Gran Bretagna per lavorare, senza avere adeguato visto. Molti sono stati rinchiusi in centri di accoglienza e successivamente espulsi. La Gran Bretagna rivendica il diritto di applicare le norme così come sono state definite negli accordi.

I risultati elettorali in Scozia: Il 9 maggio sono pervenuti i risultati delle elezioni del parlamento regionale scozzese, che mostrano una vittoria schiacciante del partito indipendentista della prima ministra uscente Nicola Sturgeon. La Scozia si è detta pronta a chiedere un nuovo referendum per ottenere l’indipendenza dal governo centrale. Potenzialmente, la Scozia potrebbe così rientrare a far parte dell’Unione Europea.

Cosa hanno in comune queste notizie? Tutte hanno a che fare con i (rinnovati) confini che separano il Regno Unito dall’Unione Europea. D’altro canto la campagna a favore della Brexit è stata prevalentemente giocata proprio sull’esigenza di “riprendere il controllo” sul proprio paese; e i confini sono il primo e principale strumento per delimitare il territorio su cui esercitare questa sovranità. Inoltre,  tutte le notizie in diverso modo offrono testimonianza delle tensioni che il rinnovato controllo delle frontiere determina. Che sia un ingrediente della complicata situazione in Irlanda del Nord, un vincolo allo sfruttamento delle risorse , un limite alla circolazione delle persone o una spinta per definire nuovi assetti istituzionali, il nuovo valore del confine UK/UE manifesta in maniera sempre più evidente i suoi effetti.

Che i confini rappresentino costrutti selettivi, divisivi e potenzialmente generatori di tensioni non rappresenta certo una novità; tuttavia nel progetto europeo si tenta continuamente di superare le convenzioni e le divisioni imposte dai confini. Da questo punto di vista lo sforzo di tutte le istituzioni europee (a partire dal Consiglio d’Europa e successivamente delle istituzioni UE) di superare queste “cicatrici della storia” nel progetto di integrazione, ha dato i suoi frutti.  Sebbene il superamento degli ostacoli di frontiera rappresenti un impegno costante e non scevro di difficoltà, diversi esempi del depotenziamento dei confini nazionali nel territorio europeo potrebbero essere riportati e alcuni sono stati già richiamati in queste pagine; ma un esempio evidente (e anche piuttosto divertente) dello stato dei confini in molte aree europee è stato riportato dalla stampa pochi giorni fa, grazie a quel contadino che, inconsapevolmente e senza alcuna difficoltà, ha spostato il confine tra Francia e Belgio per arare meglio il suo terreno.

Alla luce di tutto questo, quello che risulta particolarmente difficile è abituarsi all’idea che tali tensioni abbiano luogo tra Unione Europea e il Regno Unito, che rappresenta una parte imprescindibile dell’identità europea. È probabilmente questo più di qualsiasi altra cosa che spiega perché, oltre ogni considerazione materiale e pratica, la Brexit è stata un duro colpo per tutti coloro che continuano a sentirsi e professarsi europeisti, nonostante tutto.